giovedì 4 giugno 2009

Amabo Obama

Que lindo que lindo que lindo

parlo latino


Gazebo (fut. di Gazere)



Qui lo dico: è qui lo negro!


On. Min. A. Fruzzetti.




- Personalmente, Obama è mezzo negro.

- Sì, ma non è questo il punto.

- ...

- ...

- Obama, a memoria d'uomo, è il primo presidente degli Stati Uniti che non è espressione di una lobby.

- D'accordo, ma ancora siamo fuori strada.

- (Palle, ahò).

- ...

- Obama, a memoria d'uomo, è il primo presidente degli Stati Uniti che non ha la faccia da imbecille.

- Su questo non ci sono dubbi, ma bisogna mettere a fuoco...

- Obama, a memoria d'uomo, è il primo presidente degli Stati Uniti che forse è intelligente.

- Mmmm...

- .... (ma che vuole questa?)

- ....

- Obama è l'unico politico di un paese occidentale/democratico/avanzato che se vai in giro c'è gente che sulla macchina ci appiccica l'adesivo Obama-Binden. Te l'immagini uno che mette sulla macchina l'adesivo Berlusconi-Bonaiuti, Berlusconi-Previti, Franceschini-Nulla, Dell'Utri-.

- ...

- Obama quando c'era l'undici settembre il dodici un giornalista suo amico a pranzo gli ha detto che era un peccato che la sua carriera politica dovesse finire così perché era in gamba.

- Non si capisce.

- Pensaci.

- ....

- ....

- Ho capito. Ho capito perfettamente tutto.

- ....

- ....

- Ma ora te la dico tutta.

- (Il lettore interessato a leggerla tutta cliccasse su "Continua a leggere")







- Obama è l'unico che c'è dei bianchi ricchi, nei quartieri bianchi ricchi, che passano il fine settimana a fare queste cose qui:




Berkeley 145

mercoledì 3 giugno 2009

Le carte altamantine

Voglio le carte là.

On. Min. A. Fruzzetti.





L'ecomostro non è solo la riflessione perfetta delle onde sonore, né uno scrittore prolisso. Ma che vi dobbiamo spiegare, voi cielo sapete benissimo, cielo sapete da God. Il dunque è che nei pilastri dell'ecomostro è stato rinvenuto Altamante Fruzzetti (che quindi non era morto, era solo svenuto) e soprattutto le sue fantomatiche carte: da gioco, geografiche, e di credito. In esse è tracciata la sua parabola, anche se in modo ellittico, con ripetuto uso di iperboli e argomenti circolari. Ma anche questo cielo sapete. Non resta che pubblicare le carte medesime, augurandovi buona lettura, nel senso che è meglio spegnere e leggere un bel libro.



Se il primo fu Altamente, o fui io, è materia inestricabilmente avvolta nella grafia di un ostetrico analfabetizzato, perché già di ritorno. La a è facilmente sovrapponibile alla e che è facilmente sovrapponibile a qualsivoglia ideogramma ippocratico. Non si sa, anche se è un'informazione chiavica: potendo arrecare in sé medesima (se si desidera l'accento), o in se stessa (se lo si rifugge) la decrittazione delle differenze tra due gemelli mutuamente ortogonali benché non solo omozigoti, ma anche coetanei e conterranei, e secondo certi filosofi d'oltralpe (se vivete di là), contestuali.



Detta in big coins, Altamente capiva tutto laddove io nulla. Il mio epitelio frontale si squamava e accartocciava, le mie ghiandole salivavano, i miei occhi si ramazzottizzavano nella misura in cui la fronte di Altamente sembrava passata con lo stira e con l'ammira (e a tratti financo inamidata), le sue ghiandole crepitavano ubertose e i suoi occhi sembravano quelli di un'aquila taxidermizzata.



Fu verso la maggiore età (maggiore delle precedenti ma minore delle successive) che risolsi di domandargli perché io non capissi nulla: lui, certamente, lo aveva capito. Altamente non distolse le pupille dall'orizzonte (che io intuivo come vertice, a causa dell'ortogonalità) e disse con-testualmente: A Artamà, nun se capisce.  A cosa, comme cazzo se chiama, ah sì, a vida, nun è fatta pe esse capida. Te piace la forisma?



Quella fu la cosa, la prima cosa che capì: mio fratello gemello Altamente era il più grande imbecille di tutti i tempi.

La seconda: io capivo di non capire. E se l'uomo più saggio è quello che sa di non sapere, quello che capisce di non capire è il più capiente: il più intelligente di tutti i tempi.

La terza: il destino aveva concentrato il massimo della fortuna e della sfortuna in due gemelli: e quello che aveva avuto la peggio ero io.

La quinta: avrei trascorso il resto della mia esistenza a dimostrare con il massimo rigore quanto detto.

La sesta: incidentalmente avrei reso un servizio all'umanità: stabilendo esattamente l'ordinamento del genere umano in base all'intelligenza. Visto il livello dell'umanità, nel migliore dei casi sarei stato ignorato, nel peggiore ucciso da un sicario a calci nel culo: o viceversa.



Decisi quindi di progettare l'intelligenziometro (che un quotidiano locale ha definito fantomatico. Mi preme sottolineare che ho dedicato anni preziosi affinché l'intelligenziometro non fosse assolutamente fantomatico, proprio per nulla, ma per un cazzo! Scusate se mi scaldo ma mi preme sempre di più e un bel giorno scoppio). La macchina era facile, la parte più complicata fu trovarne il principio fondazionale. Alla fine il principio mi balenò, anzi mi squalò, mi orcassassinò quando sentì un bambino di cinque anni raccontare la barzelletta del pof pof.



Qui termina la prima carta di Altamante Fruzzetti. Nella seconda si spiega (insomma) in cosa consista la barzelletta del pof pof. Ma noi chiediamo ai nostri appassionati lettori di ricostruirla dal solo indizio che la barzelletta include, in qualche forma, il pof pof, e che serba in sé medesima o se stessa il principio della misura dell'intelligenza.

Nella prossima carta altamantina  si spiegherà perché tale principio, benché non fallimentare, non soddisfi il criterio di completezza richiesto da Altamante, e si sia reso necessario ricorrere all'invenzione complementare, il noto imbecillometro, il cui principio, come i nostri lettori più affezionati sanno, risiede nelle proprietà dei raggi cattolici.

Il puntino G

— Scusa, hai mica visto il mio punto?

— Un punto nero? Quale punto?

— Verdana xx-small. Punto verdana xx-small, nero, l'ultima volta è uscito da una parentesi verso mezzogiorno del 3 giugno. Ha detto che andava a comprare le virgolette e non è più tornato.

— Eppure la vostra passione era già agli apici.

— Temo sia scappato per fare un ménage à trois. Con due caporali. Uno è Reyes. Non Alfonso, però. Quello di Zorro. L'altro è un uomo sessuale.

— Ma sono uomi sessuali o caporali?


— Non so. Comunque devianti rispetto alle norme redazionali.

Volare è potere

Credo che un volo così te lo sogni anche tu

Meglio che fare le corna o alla Merkel "cucù !"

Sopra un aereo di stato io sono salito

e ho incominciato a volare nel cielo, impunito



Volare oh oh

Pagare no no no

Nel blu dài vieni anche tu

Ché tanto, chi paga è laggiù



E volavo volavo felice

più in alto del Colle ed ancora più su

E bruciavo le tasse di quelli che stavano giù

Apicella cantava e suonava soltanto per me



Volare oh oh

Veline, gnocca a gogo

Io volo, chi sogna sei tu,

sfigato, col naso all'insù



Tu votavi votavi felice

e tutti i sondaggi mandavi più su

E ridevi e pagavi la crisi ignorando il menu

Quando il conto arrivava svenivi sul tiramisu



Volare oh oh

le ossa ti getterò

Io volo e mi pappo il ragu

Per te il filetto è tabu

456 occhi

Due fotografi del giornale passarono una settimana nella casa di Don Orione a fotografare, uno per uno, i mutilatini e venne lanciata la prima sottoscrizione. Il giornale usciva con strani titoli, che dicevano, per esempio, così: “Occorre mezzo milione — per comprare 456 occhi” oppure: “In tre — una mano sola” e nella fotografia, sotto, tre bambini in circolo, un’unica mano, che pareva grandissima, afferrava l’occhio del lettore, se lo inchiodava addosso. Arrivarono alcuni milioni; a forza di cinquecento, mille, duemila, cinquemila lire, le offerte del pubblico anonimo, della gente della strada. I nomi di alcuni mutilatini diventarono popolari: Bruno Pellegrina, per esempio, piccolo contadino di Campoformido, fotografato nell’atto di portarsi una mela alla bocca, coi due moncherini inguainati in una fodera di cuoio: aveva bisogno delle pinze che gli sostituissero le mani, alla maniera di Harold Russel, il macellaio di Boston, protagonista de I più begli anni della nostra vita, il film che in quei giorni riempiva le platee dei cinema; Vittorio Moré, pastorello di Valmasino, ridotto con una sola mano, una sola gamba e un unico occhio, che tuttavia s’arrangiava a rilegare libri; e la fotografia lo aveva fissato così, col volto intento, chino sulla costola d’un volume, a sorvegliare, con l’unico occhio, il lavoro dell’unica mano.



Roberto De Monticelli, Cercava milioni per comperare mani, “Epoca”, VII, 284, 11 marzo 1956.







martedì 2 giugno 2009

Paperorrida ovvero Duck, you sucker

L'ira del premier: "Vicino a scoppiare".

Fonte: "la Stampa".













— Di qualsiasi altra signora non m’importa un fico secco. Ma con te divento dinamite!

— Sfregami e sarò il tuo fiammifero.

Buck Gonzales (Fred Kohler) e Cleo Borden (Mae West) in Goin’ to Town (Alexander Hall, 1935).



— Dunque… Un modo per aprire una cassaforte è quello della dinamite, sistema che usava il famoso Fu Cimin.

— Fu Cimin?! Chi è, un cinese?

— Macché cinese, veneziano era. “Fu” sarebbe che morì, Cimin è il cognome, no? Poveraccio… saltò in aria con tutta la cassaforte: quindi è un sistema che io escludo a priori!

Dante Cruciani (Totò) e Tiberio (Marcello Mastroianni) nei Soliti ignoti (Mario Monicelli, 1958).



Quando ho cominciato a usare la dinamite, allora credevo anch’io in tante cose. In tutte. E ho finito per credere solo nella dinamite.

John H. Mallory (James Coburn) in Giù la testa (Sergio Leone, 1971).



— Ma sei sicuro che funzionerà?

— Certo che funziona: basta infila' il filo elettrico dentro al serbatoio della stufa al carosene. Er filo dev’esse’ collegato al ferro da stiro. Così quando lui infila la spina…

— E che succede quando infila la spina?!

— Niente! E che succede! Schioppa e salta tutto per aria.

Gli amanti diabolici Marino Balestrini (Nino Manfredi) e Marisa Di Giovanni (Pamela Tiffin) vogliono attentare alla vita del di lei marito Umberto Ciceri (Ugo Tognazzi) in Straziami ma di baci saziami (Dino Risi, 1968).




Ho sempre sognato di guidare un autobus in fiamme attraverso un muro di televisori con la testa avvolta in candelotti di dinamite.

Pinky, appendice parlante di Rocko, nella serie televisiva d’animazione creata da Joe Murray Rocko’s Modern Life (stagione II, episodio 2: “Pipe Dreams / Tickled Pinky”, 1994).








Certe persone non dovrebbero fare i dirigenti. Io, ad esempio

Ti hanno dato un obiettivo di riduzione del personale. E tu hai cominciato dal sig. X, che è il più debole del branco. Come fanno i predatori.

X non è che sia un fancazzista. Fa il suo bravo lavoro da anni nella tua azienda. Ma non è brillante come i più giovani. E tu non vuoi che i giovani brillanti, spaventati da questo fischiare di falci sopra la testa, pensino bene di trovarsi altre sistemazioni. Li vuoi rassicurare: la campana non suona per voi.



Così, appunto, scegli un buon esempio, chiaro per tutti: il sig. X.



Ora, nessuno ti chiede di essere un rivoluzionario (sei un ciellino, lo sappiamo). Nessuno ti chiede nemmeno di fare l'eroe. "Siamo in azienda", si è soliti dire per indicare che tante regole di convivenza, di umanità e - non di rado - di puro buon senso sono sospese, in virtù e in difesa di una
superiore e indiscutibile razionalità. Quando in un ente pubblico arriva uno "che viene dall'azienda" tutti si aspettano che questo babau o castigamatti metta "a piombo" l'intera struttura, dandole scatto, aggressività e, appunto, dotandola di quella razionalità stringente e self-explaining che le manca per l'attributo stesso di "pubblico".



Però ti si chiede almeno



a) di informarti bene sul sig. X. Per età è nettamente fuori dalle fasce forti della forza lavoro, pur non essendo nemmeno vicinissimo alla pensione (quindi non puoi prepensionarlo, è ovvio). La moglie è un'invalida civile. Ci sono altri problemi di salute in famiglia (noti al resto della struttura) in questo momento, quindi i soldi corrono. Tutto questo suona un po' "film neorealista" ? Fa troppo "Ken Loach" ? Eppure, incredibile a dirsi, son cose che succedono perfino nella vita reale.

E tu (questioni pensionistiche a parte) non ti sei informato



b) di valutare se magari è proprio il caso di licenziarlo o che so, di proporgli un metà tempo, di cercare qualche formula contrattuale più soft. Lo vedi che non ti chiedo eroismi



c) se proprio lo vuoi licenziare, ecco, ti si chiede almeno di non frignare quando un gruppetto di lavoratori incazzati ti sequestra in ufficio e ti appiccica al muro, il muro sul quale a tua volta hai ironicamente appiccicato il figlio di un falegname qualunque