domenica 17 gennaio 2010
Craxi driver
martedì 29 dicembre 2009
Amami di meno
Lo dico senza ironia: è proprio così.
Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio della Repubblica italiana, in una telefonata alla Comunità Incontro di Don Gelmini, 26 dicembre 2009.
Credo solo nei temi semplici. Amore. Odio. Niente sfumature. Sto alla larga dalle scene sul lettino dello psicanalista.
I lettini servono a una cosa sola.
John Wayne.
Comincia con gente che si innamora e finisce con un divorzio.
Comincia nell'anno 1933 e finisce tra le rovine.
Le opere liriche cominciano con sentimenti elevati, ma al quinto atto si contano i morti.
Alexander Kluge.
Dopo Milano e Copenhagen, anche GOD si adatta al nuovo clima e si propone di tappare il buco nell'ozono con un raro film crucco in versione integrale (11 parti). Se il 2010 spazzerà via l'agorà con uno tsunami di sentimenti, se le noiose tenzoni politiche saranno sostituite dal duello mozzafiato tra Baci Perugina e Mon Chéri Ferrero, è meglio studiarsi attentamente le istruzioni per l'uso. Altrimenti rischierà di mancarci il love-how.
domenica 29 novembre 2009
Strozzature
sabato 28 novembre 2009
Chi scrive male pensa male e vive male. (Ma forse guadagna bene).
Vasco Rossi
Quando ero piccolo prima di addormentarmi pensavo a Franz Kafka. Egli, pensavo, perché da bambino quando la terza persona è soggetto si chiama Egli, in realtà faceva qualcosa come il recupero crediti, e allora A) chissà quanto valgono le raccomandate da lui vergate allo scopo di recuperare quei crediti, qualcosa tipo "orribile scarrafone, lei ci deve" e poi interrotta lì, e quel credito che non si recupera mai, B) chissà che belle, da leggere, quelle raccomandate.
Per emulare Marco Travaglio, ho subito un piccolo intervento chirurgico (dalle sicure implicazioni politiche). Prima , però, ha dovuto firmare un foglio scritto non da Franz Kafka, ma almeno da Alessandro Baricco, o addirittura da Moccia o Moggia o come si chiama, sul nome proprio non mi pronuncio. Il foglio diceva:
Gentile Paziente,
il suo consenso informato al processo di cura è il modo trasparente con il quale la Fondazione ritiene di stabilire con lei l'alleanza terapeutica per garantire l'umanizzazione delle cure erogate. Ha ricevuto già dal medico cui lei è stato affidato le info necessarie affinché possa esprimere il suo parere su quanto propostole. Il presente modulo vuole ricordarle che in qualsiasi momento può chiedere al Coordinatore Tecnico di contattare i curanti per ricevere ulteriori informazioni che reputa necessarie al fine di poter sottoscrivere il suo consenso informato valido agli atti medici che le sono stati proposti.
La ringraziamo per la sua collaborazione a partecipare al suo processo di cura.
Prego. In tutti i sensi.
martedì 10 novembre 2009
venerdì 6 novembre 2009
Il toro nella rena

Non appartengo a nessuno e appartengo a tutti.
Eravate cornuti prima di vedermi, e lo sarete ancora quando me ne andrò.
Denì Diderò, Tori di cuori (trad. it. di Scortichini Guido), Pizzighettone 2008.
giovedì 5 novembre 2009
mercoledì 4 novembre 2009
L'importanza di parlare cinese
lunedì 2 novembre 2009
Per soluTori più che abili
Tranqui, bella bionda bella: ci sono i GOD! Pensa te ke kulo! Afferra il tuo pennarellone nero indelebile, segui le istruzioni qui sotto (giù!) e sullo schermo del tuo pc vedrai apparire, finalmente, il tuo nuovo e definitivo screensaver!

domenica 1 novembre 2009
Morti politicamente scontate, irrevocabilmente corrette
Ignazio La Russa, ministro della Difesa della Repubblica italiana.
Lo sento dire queste parole l'altro ieri sera, al Tg1. E subito mi indigno: ma come si permette di giudicare prima ancora che siano concluse le indagini? La reazione, mi rendo conto (sì, lo so: mo' vieni) solo l'indomani mattina, è scontata ma irrazionale. Uno passa il tempo a blaterare di ucronie e a coltivare giardinetti biforcuti solo per farsi fregare dalla prima successione temporale, confidando nella sua natura crono-logica. Quella dichiarazione non viene dopo la morte di Cucchi, ma prima. Non è una conseguenza dell'omicidio, ma la sua vera causa.
Anni fa io quell'uomo lo incrociai per strada. Giolitti, lo storico gelataio di via degli Uffici di Vicario dove mio padre aveva pianta stabile (e prezzi di favore, sospetto), si trova a dieci metri da Montecitorio. Camminiamo, e a un certo punto ecco che mi trovo davanti Ignazio La Russa, come sempre ilare. Lo guardo negli occhi e istintivamente cambio marciapiede. Non per dichiarare la mia velleitaria opposizione, ma perché ho paura che mi picchi: quell'uomo la violenza ce l'ha stampata in volto.
(En passant, questo sembra essere un marchio lombrosiano di moltissimi ex-AN. Anche se i lombrosiani non mi sono mai piaciuti. L'ho rivisto nella faccia di Giorgia Meloni, in un video in cui il ministro della Gioventù della Repubblica italiana [non] risponde alle domande di una giornalista australiana.)
Prevedo che l'uomo si rassegnerà a imprese ogni giorno più atroci; presto non vi saranno più che guerrieri e banditi; dò loro questo consiglio: l'esecutore di un'impresa atroce immagini d'averla già compiuta, s'imponga un futuro che sia irrevocabile come il passato.
Jorge Luis Borges, Finzioni ("Il giardino dei sentieri che si biforcano"), Einaudi, Torino 1955, p. 82.

venerdì 23 ottobre 2009
martedì 20 ottobre 2009
Icone italiane: Il toro Osborone/4
Trovarla è stata un'odissea, ma risale al 2001 la scoperta della primissima installazione del toro Osborone
(Nella foto: l'esultanza di Spazio Azzurro)

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venerdì 16 ottobre 2009
Santa Teresa, Italia, annoduemilaseicentosessantasei
A quella stessa ora i poliziotti che smontavano dalla notte si ritrovavano a far colazione da Trejo's, una tavola calda lunga e stretta, con poche finestre, simile a una bara. Là bevevano caffè o mangiavano uova alla ranchera o uova alla messicana o uova con la pancetta o uova fritte. E si raccontavano barzellette. A volte erano monotematiche. Le barzellette. E abbondavano quelle sulle donne. Per esempio, un poliziotto diceva: com'è la donna perfetta? Be', alta mezzo metro, con gli orecchi grossi, la testa piatta, senza denti e bruttissima. Perché? Be', di mezzo metro perché ti arrivi esattamente ai fianchi, imbecille, con gli orecchi grossi per maneggiarla con facilità, con la testa piatta per avere un posto dove appoggiare la birra, senza denti perché non ti faccia male all'uccello e molto brutta perché nessun figlio di puttana te la rubi. Certi ridevano. Altri continuavano a mangiare le loro uova e a bere il loro caffè. E quello che aveva raccontato la prima barzelletta continuava. Diceva: perché le donne non sanno sciare? Silenzio. Perché in cucina non nevica mai. Certi non capivano. La maggior parte dei poliziotti non aveva mai sciato in vita sua. Dove si scia in mezzo al deserto? Ma altri ridevano. E quello che raccontava le barzellette diceva: forza, belli, definitemi una donna. Silenzio. E la risposta: be', un insieme di cellule mediamente organizzate che circondano una vagina. E allora qualcuno rideva, un agente della giudiziaria, fantastica questa, Gonzàlez, un insieme di cellule, sissignore. E un'altra, stavolta internazionale: perché la Statua della Libertà è donna? Perché per metterci il belvedere avevano bisogno di qualcuno con la testa vuota. E un'altra ancora: in quante parti è diviso il cervello di una donna? Be', dipende, belli! Da cosa dipende, Gonzàlez? Dipende da quanto la picchi duro. E ormai infervorato: perché le donne non sanno contare fino a settanta? Perché quando arrivano al sessantanove hanno già la bocca piena. E ancora più infervorato: che cos'è più scemo di un uomo scemo? (Questa era facile). Be', una donna intelligente. E sempre più infervorato: perché gli uomini non prestano la macchina alla moglie? Perché dalla camera alla cucina non c'è la strada. E nello stesso stile: cosa ci fa una donna fuori dalla cucina? Aspetta che si asciughi il pavimento. E una variante: cosa ci fa un neurone nel cervello di una donna? Be', turismo. E allora lo stesso agente della giudiziaria che aveva riso rideva ancora e diceva bellissima, Gonzàlez, molto azzeccata, un neurone, sissignore, turismo, molto azzeccata. E Gonzàlez, instancabile, continuava: come sceglieresti le tre donne più stupide del mondo? Be', a caso. L'avete capita, belli? A caso! Tanto è uguale! E poi: cosa bisogna fare per ampliare la libertà di una donna? Be', darle una cucina più grande. E di nuovo: cosa bisogna fare per ampliare ancora di più la libertà di una donna? Be', attaccare al ferro da stiro una prolunga. E qual è la giornata della donna? Be', una giornata senza pensieri. E quanto ci mette una donna a morire per un colpo in testa? Be', sette o otto ore, dipende da quanto ci mette la pallottola a trovare il cervello. Il cervello, sissignore, borbottava l'agente della giudiziaria. E se qualcuno rimproverava a Gonzàlez di raccontare troppe barzellette maschiliste, Gonzàlez rispondeva che era più maschilista Dio, che ci aveva fatto superiori. E proseguiva: come si definisce una donna che ha perso il novantanove per cento del suo quoziente di intelligenza? Be', muta. E cosa ci fa il cervello di una donna in un cucchiaino da caffè? Be', galleggia. E perché le donne hanno un neurone in più dei cani? Perché quando puliscono il bagno non bevano l'acqua del water. E cosa fa un uomo quando butta una donna dalla finestra? Be', inquina l'ambiente. E in cosa somiglia una donna a una pallina da squash? Be', più forte la batti, più velocemente torna da te. E perché le cucine hanno una finestra? Be', perché le donne vedano il mondo. Finché Gonzàlez non si stancava e beveva una birra e si lasciava cadere su una sedia e gli altri poliziotti ricominciavano a occuparsi delle loro uova. Allora l'agente della giudiziaria, esausto dopo una notte di lavoro, borbottava quanta sacrosanta verità era nascosta nelle barzellette popolari. E si grattava le parti basse e posava sul tavolo di plastica il suo revolver Smith&Wesson 686, quasi un chilo e duecento grammi di peso, che sbattendo contro la superficie del tavolo faceva un rumore secco, come quello di un tuono in lontananza, e riusciva ad attrarre l'attenzione dei cinque o sei poliziotti più vicini, che ascoltavano, no, che vedevano le sue parole, le parole che l'agente della giudiziaria voleva dire, come se fossero clandestini persi nel deserto e vedessero un'oasi o un villaggio o una mandria di cavalli selvaggi. Quanta sacrosanta verità, diceva l'agente della giudiziaria. Chi cazzo inventerà le barzellette?, diceva l'agente della giudiziaria. E i proverbi? Da dove cazzo vengono? Chi è il primo a pensarli, chi è il primo a dirli? E dopo qualche secondo di silenzio, con gli occhi chiusi, come se si fosse addormentato, l'agente della giudiziaria socchiudeva l'occhio sinistro e diceva: date retta all'orbo, imbecilli. Le donne dalla cucina al letto, e per la strada legnate. Oppure diceva: le donne sono come le leggi, sono fatte per essere violate. E le risate erano generali. Una grande coperta di risate si innalzava nel locale lungo e stretto, come se i poliziotti la usassero per lanciare in aria la morte. Non tutti, naturalmente. Alcuni, ai tavoli più distanti, finivano le loro uova con il chili o le loro uova con la carne o le loro uova con i fagioli in silenzio o parlando fra loro, delle loro cose, isolati dal resto. Facevano colazione, per così dire, coi gomiti appoggiati sull'angoscia e sul dubbio. Appoggiati sull'essenziale che non porta da nessuna parte. Intirizziti dal sonno: cioè voltando le spalle alle risate che sostenevano un altro sogno. Altri invece, coi gomiti appoggiati in fondo al bancone, bevevano senza dire nulla, limitandosi a guardare quella baraonda, o a mormorare che roba, o senza mormorare nulla, imprimendosi semplicemente sulla retina i poliziotti e gli agenti della giudiziaria.
Roberto Bolaño, 2666**, traduzione di Ilide Carmignani, Adelphi, Milano 2008, pp. 259-62.
giovedì 15 ottobre 2009
Icone italiane: il toro Osborone
Reagiamo agli onanistici cavilli dei mangiaranocchi e alle perfidie frigide di Albione popolando con questo maschio emblema il nostro bel paese!
Ecco due esempi di quello che potrebbe e soprattutto dovrebbe essere il nostro autentico panorama:


La sagoma del toro Osborone, simbolo della nuova Italia, è un bene comune: puoi scaricare da qui la versione base dell'immagine e da qui quella con i pali di supporto. Non ti resta che incollarla sul panorama che preferisci (è trasparente) e inviarci o segnalarci le tue cartoline qui nei commenti, su Friendfeed o su Facebook!
martedì 13 ottobre 2009
Questa libertà di stampa non s'ha da fare
Eugenio Scalfari, Il coraggio della stampa, "la Repubblica", 13 ottobre 2009.
lunedì 5 ottobre 2009
Un giorno da GOD: cominciare male, finire peggio
domenica 4 ottobre 2009
Niente pensieri. Non contestare l'autorità. Dormi. Guarda la tv.
martedì 15 settembre 2009
Aguzzate la vista!
Il lettore che individua le due novità presenti nella notizia riceverà in cortese omaggio due tritacarne: uno medianico e uno mediastino.
sabato 5 settembre 2009
Linguaccia
Al gentile lettore di GOD chiediamo gentilmente da dove è tratta la frase qui sopra riportata:
a. Un volantino firmato Forza Nuova.
b. L'ultima bustina di Minerva di Umberto Eco (ammesso che esista ancora (la bustina, cioè)).
c. Quagliariello, qualunque cosa ciò significhi.
d. Un aforisma del ministro competente, Altamente Fruzzetti.
e. Un sms di Ariodante Fruzzetti, com'è come non è.
f. Un pizzino di Bernardo Provenzano.
g. Un verso di Nek.
h. Fate come vi pare, fate, tanto la cultura alberga a sinistra, tanto.
i. Calderoli.
j. Bersani, che però assicura che nel dialetto di Bettola la frase è corretta.
Organizzazione Locale della Sanità
Abbiamo sottovalutato i rischi dell'affluenza bovina