mercoledì 18 giugno 2008

Un gallo ad Asclepio

Bisogna curare le proprie personali divinità, soprattutto quando hanno il merito di guarirti, o anche solo di farti vivere meglio per un po'. Insomma, impara a riconoscere i tuoi santi.



Nel mio personale Pantheon, un posto non secondario è occupato da Tommaso Labranca. Non posso dire di essere sempre stato un devoto fedele, e nemmeno di trovarmi costantemente in sintonia perfetta, per motivi di formazione e di età, ad esempio. Questa distanza è assolutamente un bene, perché garantisce da sterili coinvolgimenti bovaristici.

Il motivo principale per cui gli sono debitore è proprio di non avermi mai coccolato, di avermi anzi spesso resettato il cervello; rivedere un'opinione pseudocolta, rimuovere pensieri ammuffiti sullo scaffale, liberarsi dal peso di convinzioni assorbite bovinamente, sbeffeggiare (e lui può farlo con stile e intelligenza) il cialtrone osannato dalle borsette di turno. Spesso l'illuminazione ha preso la forma di una risata liberatoria e gratuita, frutto del puro gioco mentale. L'esatto opposto di una consolatoria battuta su Berlusconi, per intenderci. Nel "Piccolo isolazionista" ci sono però una vena di astratta malinconia e una coscienza asciutta del peso della diversità che non posso non trovare affini.



Periodicamente cerco di medicarmi il cervello leggendo qualcosa di suo, e così farò con 78.08, di cui riporto una frase (tratta dal suo sito, a cui arrivate cliccando sull'immagine) che già ha prodotto nella mia testa esattamente la stessa esplosione pirotecnica che descrive, e che leggo come una particolare declinazione del progressivo rallentare e perdersi, un fiume che vicino alla foce si sfilaccia fra gli stessi detriti che ha trasportato. Invecchiare come una rete sempre più fitta di nodi, link, percorsi alternativi e simultanei, indecidibili e indescrivibili.









L’accumulo di informazioni è il vero dramma del diventare troppo adulti. Qualunque elemento, anche il più insignificante, esplode come un fuoco d’artificio progressivo, richiamando catene di cose simili e già viste.

(...)
il fiore pirotecnico, che è così bello quando si apre rapido e colorato nella mia mente, risulta sempre pasticciato e incomprensibile quando cerco di disegnarlo su un foglio, scintilla per scintilla













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