sabato 24 maggio 2008

Gomorra

You wanna do the Neapolitan, Neapolitan, Neapolitan

but you were born in Bologna





Appena visto Gomorra.

Alla fine la sala ha applaudito.



Perché ?





















A me è piaciuto, ma non mi è proprio venuto in mente di applaudire.

Consideriamo il contesto:

a) cinema bolognese, pubblico così a occhio largamente petroniano e medioborghese

b) non sento applausi al cinema (fatto comunque abbastanza raro) da non so quanto tempo. Notare che un'altra persona ha assistito a una scena analoga, in un'altra proiezione

c) il film non stilla una lacrimuccia di retorica nemmeno nell'unico momento in cui qualcuno fa un gesto "contro" (scena delle pesche). Non cerca cause, non mostra speranze, è nel segno del destino più che della cronaca,
suona come una campana a morto. Non è nemmeno un classico film di denuncia da cui esci col sangue agli occhi

Insomma, lo spettatore medio in quella sala ci deve mettere del suo.



La mia impressione è che oggi Napoli sia, molto più che il dio Po o la Roma ladrona, il cuore dell'immaginario collettivo italiano. Il libro di Saviano, la tempesta mediatica continua e ora il film, la vicenda dei rifiuti e delle discariche, il territorio e la militarizzazione, l'inefficienza colpevole e la criminalità: tutto si è come saldato in un continuum, nel segno del "cupio dissolvi" e insieme dell'interventismo, della fede in un palestrato deus ex machina. Naturalmente bastava seguire le mosse di Berlusconi, che dell'immaginario italiano è ormai artefice, padrone e protagonista e che si trova sempre nel posto giusto nel momento giusto e con la faccia giusta

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