domenica 25 maggio 2008

Prenditi un Gachet - Introduzione al Perimetralismo

Più che una vera e propria scuola di pensiero, il Perimetralismo (P nel seguito) è un insieme di pratiche, una condotta di vita che sfugge a codifiche precise.



Siamo alla fine degli anni '70, quando nei taccuini (i famosi "Modestine", variante economica dei più noti Moleskine) dell'anonimo bolognese considerato il primo teorico del P compare questa frase:

"Pulendo la cucina ho notato che è inutile alzare certi vasi che stanno lì sempre fermi. Spolvera solo attorno al perimetro della base: sotto non c'è polvere". E' da questa semplice osservazione che nasce una riflessione più generale. Perché - si chiede il Nostro - alzare il vaso per controllare ? E' sufficiente ipotizzare che "sotto non c'è polvere" e potrai passare oltre, con evidente risparmio di energie. Lo stesso, si renderà poi conto, vale per oggetti più estesi, come i tappeti. Ma fin qui siamo in un mondo a due dimensioni: perimetri e superfici. La rivelazione viene con il salto nella terza dimensione.



Breve riferimento alla biografia del Nostro, così come è possibile ricostruirla dai taccuini: si usciva da un periodo in cui, in certi ambienti della sinistra, ci si era massacrati in allucinanti pratiche di autocoscienza, autofustigazione, hara-kiri di gruppo e insomma di penosa estroflessione coatta di viscere e frattaglie varie. Il Nostro, fieramente provato da tutto questo come molti altri (specie maschi) del suo milieu, si dibatteva nel privato attendendo una via d'uscita, una luce. Improvvisamente, osservando forse il medesimo vaso di cui sopra, scrisse un semplice ma fulminante appunto: "Perché aprire il vaso ? Dentro c'è quello che ci deve essere". Si passava così dalla superficie al volume, dal piatto "di qua-di là" al "contenente-contenuto", ma soprattutto si era compiuto il salto mortale dalla semplice constatazione di un fatto al vero e proprio "così voglio che sia".

Non è chiaro per quali vie si sia diffusa e arricchita questa indicazione fondamentale, che però trovava certamente un terreno pronto ad accoglierla: è infatti impossibile elencare le infinite scuole perimetraliste fiorite in seguito. Fra queste:

"Sotto il tappeto c'è il nulla", di ispirazione orientale

"Swiffer is for assholes", westcoastiana e vagamente new age

"Basta resettare", positiva e pragmatica, molto diffusa tra i knowledge workers

"Me ne frego", qualunquista con venature fascistoidi

"Superficialista", propugnatrice di un disimpegno assoluto e dandistico (testo base: "Non aprire quella scatola, sono cazzi di Schroedinger", vero e proprio manuale del non-coinvolgimento come stile di vita).



Possiamo sintetizzare il nucleo del P in tre precetti. Elemento comune è il concetto di "perimetro", nel senso di "limite", "confine", ma anche "superficie del contenitore".

a) "Quando ti imbatti in un ente animato o inanimato" - ci insegna il perimetralista classico - "sforzati in primo luogo di collocarlo spazialmente, di definirne i "confini", con il principale obiettivo di differenziarlo da te stesso". In sintesi "prendi le misure e le distanze".

b) "Guardati dall'aprire il vaso", cioé regolati solo in base a evidenze empiriche, a dati fattuali, sfuggendo alla falsa convinzione che ci sia "dell'altro da capire", non presumere l'esistenza di un contenuto da penetrare (non a caso la scuola che si oppone più duramente al P è il Penetralismo). E se ci fosse ? chiederete voi. La risposta di un P è che il tentativo d coglierlo - quand'anche portasse a risultati affidabili - non vale di norma lo spreco di energie. O - in altre versioni - che è più appagante appiccicare etichette sui vasi basandosi su "educated guesses". Alcuni sostengono che lo stesso atto di porsi come osservatori influenzerebbe il contenuto, quando non l'osservatore stesso ("Se guardi a lungo nel vaso, anche il vaso guarderà in te").

c) "Traccia il tuo stesso perimetro o lo faranno gli altri per te". Qui c'è una netta divisione. I puristi vorrebbero che si tracciasse un perimetro rigido ed evidente attorno a se stessi (metafora: la corazza). Altri optano per un perimetro soffice, all'apparenza facile a penetrarsi ma in definitiva avvolgente, in grado di catturare l'eventuale (nel gergo P) "interprete" (metafora: la ragnatela). Altri ancora (i "bonaghisti", dal nome di un loro mitico eroe) optano per perimetri/superfici variabili, che confondono l'interprete e lo mettono in una situazione di incertezza ontologica di cui è facile approfittare (metafora: Fregoli).



Come vedete, il P non indica nettamente una via, ma propone un fascio di traiettorie, orientate però da un comune obiettivo di economia affettiva e intellettuale: ridurre al minimo lo sforzo di interpretazione e la fatica del coinvolgimento. Ne discendono alcune tecniche, tra cui la notissima "Via della blackbox", di cui ci occuperemo nella prossima puntata.

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