giovedì 18 settembre 2008

Aiuto, voglio la mamma!

Prima Fannie e Freddie, poi Aig, ora è tutta una serie di banche ed assicurazioni americane che chiedono, piagnucolanti, aiuti a mamma Stato. Per un Paese, l' America, emblema del capitalismo più liberista che si possa immaginare, che ci ha trasmesso l' incubo di parole come produttività, di price earning, di dividend yeld, di roe e di tutti gli altri termini che al profano mettono soggezione, quanto sta succedendo è una sorta di Waterloo. Una crisi che nasce dalla finanza, ma che non muore nella finanza, se si considera la spaventosa accelerazione che si è avuta nell' ultimo decennio della finanziarizzazione dell' economia. La finanza che tracolla sta portando l' economia al tracollo. Un' economia cresciuta sul debito che ora non riesce più ad aver credito. Ora fanno tutti i guru, ma dove stavano i banchieri centrali, le istituzioni finanziarie quando il fenomeno si stava manifestando? I compiti dei banchieri centrali non sono quelli della vigilanza? E allora, su cosa hanno vigilato? Può essere sufficiente sentire oggi Draghi che allarma dicendo che la crisi non è ancora finita e poi sentiamo che molte banche, ad esempio Unicredit, la più grande, ha nel suo portafoglio obbligazioni della Lehman? E che Unicredit ed altre hanno registrato perdite sui subprime, e che i risparmiatori si sono visti accollare dalle banche stesse fondi che contenevano essi stessi titoli a rischio? I miracoli non si fanno, due più due fa sempre quattro. Questa tautologica verità non fu osservata da Greenspan quando, in seguito all' 11 settembre ed allo sgonfiarsi della bolla azionaria, portò il costo del denaro all' 1%. Impedì allora che l' America cadesse in recessione, ma la rimandò a tempi successivi : oggi. Il ridottissimo costo del denaro alimentò la bolla immobiliare, la concessione dei mutui a buon mercato, anche ai cattivi pagatori (i subprime), la crescita del valore degli immobili, frutto solo della enorme liquidità, il rifinanziamento dei mutui stessi in funzione dell' incremento di valore degli immobili, la domanda di consumi spinta proprio dal finanziamento dell' incremento di valore degli immobili. Tutto questo castello di carta sta cadendo. Appena anche l' America ha dovuto aumentare i tassi, ecco le difficoltà dei mutuatari, la rivelazione dei subprime, la crisi delle banche che s' incartavano sempre di più con aggrovigliati strumenti finanziari come i derivati, una sorta di finanza sulla finanza. Oggi è scoppiata sia la bolla immobiliare che la bolla azionaria. Uno potrebbe dire : " Chissenefrega, è la finanza". Purtroppo non è così semplice. Fa tenerezza, diciamo così, sentire Tremonti che dice che l' economia italiana è solida.


Post assolutamente non in linea con, per l' appunto "la linea God". Da considerare come un minuto di silenzio in ricordo dell' economia. 

4 commenti:

  1. In altri tempi di crisi, il paese capitalista più liberista del mondo si inventò l'unica risposta non totalitaria alla rivoluzione sovietica. È per quello che conquistò mezzo mondo. Finita la guerra, cominciò a demolire, mattone dopo mattone, la propria rivoluzione. Ora l'impresa di demolizione è compiuta: crisi del mattone, appunto.

    P.S.: E Sarah Palin come orizzonte culturale. Nel caso qualcuno non lo sapesse, senza Roosevelt e la politica culturale della WPA (Works Progress — o Projects — Administration) non sarebbero esistiti Orson Welles, Nicholas Ray, Elia Kazan, Woody Guthrie, John Houseman, Joseph Losey, Walker Evans, Saul Bellow, Richard Wright, Jackson Pollock, Mark Rothko eccetera eccetera.

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  2. Nel senso che nella lista ho dimenticato Frank Lloyd Wright o nel senso che sarebbe ora di far saltare tutto per aria, i mattoni e quello che ci sta dentro?

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  3. oh non vorrei esser ripetitiva .. ma sto video http://www.youtube.com/watch?v=s63v-EpMlUM&NR=1 ci sta a pennello!

    i.

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